Playing 4 Time – Mux (Review)

Usare scuse pretestuose o manovre inutili per guadagnare tempo. Non procrastinazione, ma puro amor proprio nell’imporsi un’attesa.
Così Gian Paolo Fioretti, in arte Mux, già conosciuto nel panorama elettronico per i suoi esperimenti col progetto Ear Injury, sottolinea la necessità del dover dedicare del tempo a sè stessi, l’urgenza di ognuno di noi di imporsi delle pause nel sincopato accavallarsi delle cose quotidiane.

Mentre in Artificialscape, suo primo disco da solista, promosso dalla Hashetic Front Records ad inizio anno, Mux ha steso un romanzo sonoro dei suoi viaggi, in questo lavoro rilasciato dalla Elastica Records, presentato il 17 Settembre al pubblico, decide di affrontare l’argomento del titolo in maniera più intima: prendersi tempo.
E per tener fede a questo proposito, fa uscire il disco con un giorno di ritardo rispetto alla data prevista.

Originale nei suoni e nella grammatica, l’album non cavalca il filone del riprendere sonorità del territorio d’origine ma preferisce creare delle struttura allegoriche ed avventurarsi in sperimentazioni barocche, aiutato anche dal vibrante supporto del maestro Gabriel D’Ario per la composizione del quarto brano.

 

 

L’ascoltatore si trova davanti a quattro tracce sequenziali ben distinte ma collegate fra loro, quattro momenti di un loop che possiamo inquadrare nell’arco di una giornata, di un anno o di una vita intera.

Riprendendo un concetto di Hartmann, la ricerca dello spazio per poter assimilare ciò che ci accade intorno è il modo per spingere l’Io cosciente di ognuno di noi a prevalere sul Sè istintivo che divora il nostro quotidiano. Combattere per non lasciarsi abbrutire.

Utilizzando un altro lessico in suo possesso, Mux crea la copertina come espressione massima del progetto con cui ci si va a confrontare, omaggiando Jean Dubuffet con una personalissima reinterpretazione di “Le Vizir”.

Alla fine dell’ascolto, dove i quattro elementi si coniugano e si concretizzano, abbiamo accolto un percorso plasmato ad hoc per rinfrancarci e prendere coscienza di quello che abbandoneremmo ogni giorno se non riuscissimo a ritagliarci un po’ di tempo per noi stessi: una soddisfazione e una promessa da rinnovare quotidianamente a se stessi.

Il disco è ascoltabile gratuitamente su Spotify e acquistabile su Beatport e su JunoDownload.

 

Scritto da Claudio Vitale

Comments

comments

Redazione

Le menti che stanno dietro il magazine di riferimento per ogni beatmaker dello stivale!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *