Intervista a Grabe

Un paio di settimane fa vi segnalavamo Poème, il primo album strumentale Grabe.

Dato lo spessore del lavoro, abbiamo pensato di farci quattro chiacchiere per conoscere meglio l’artista e la persona.

 

Ciao Luigi, benvenuto su beatmaKiNGS (il magazine, visto che sull’omonima compilation già ci sei stato!) Ti va di darci anzitutto qualche informazione sulla tua persona?

Ciao ragazzi! Il mio nome è Luigi Grana, sono nato e vissuto per i primi 6 anni di vita in provincia di Foggia, dopodiché assieme alla famiglia ci siamo trasferiti nella città in cui vivo attualmente, Reggio Emilia (in realtà anche qui sono in provincia). Sono molto legato a entrambe le città. Ho 21 anni, sono entrato nel tunnel della produzione musicale da quando ho avuto in casa il primo computer, 11 anni fa. Ricordo che avevo un programma dove si assemblavano i suoni già fatti.. mi divertivo molto. Poi ho iniziato a campionare e a fare beat come fanno le persone normali con Ableton, li ho capito che fare beat era la mia passione.. dopodiché sono passato a Fl Studio che è il mio attuale software

 

Dal tuo lavoro traspare un certo feeling col beatmaking di stampo hip hop classico, spaziando tra hardcore e suono golden age. Ultimamente notiamo una spinta verso sonorità più attuali, vuoi parlarci del tuo background e delle tue influenze musicali?

Assolutamente si. Dagli inizi ho prodotto sempre beat di stampo classic, da un paio di anni a questa parte invece ho cambiato sonorità, da produttore mi piace sperimentare cose che non ho mai fatto e non mi piace soffermarmi su un suono per tutta la vita.. ho prodotto anche roba che non centra nulla con l’hip hop e che non ho mai fatto uscire. Mi piace molto fondere più generi in uno. Credo che le qualità di un produttore siano determinate anche dal riuscire a fare cose mai fatte prima.. fare gli stessi beat tutta la vita è come imparare a memoria una poesia e ripeterla per sempre, il che non è sbagliato, però personalmente non mi diverte.. mi piace mettermi in gioco.

Cos’è per te il beatmaking? Cosa ti ha spinto ad approcciarti alla disciplina e cosa ti ci mantiene legato oggi?

Per me il beatmaking è una forma di divertimento, è un po’ come quando hai il gioco nuovo appena uscito della la PlayStation e sei talmente preso a giocare che ti dimentichi di tutto il resto, perdi la cognizione del tempo. È semplicemente una cosa che non mi annoia mai.

Come nasce un beat di Grabe? C’è una metodologia ricorrente nella nascita del beat? Sei affezionato a qualche strumento in particolare, analogico o digitale che sia?

In realtà non ho uno schema ben preciso, solitamente parto sempre dalla melodia. Quando inizio a fare un beat però lo faccio perché c’è stato qualcosa che mi ha fatto scattare la molla, non succede mai una cosa tipo “ok adesso mi metto al computer perché DEVO produrre”. Infatti succede che in alcuni periodi morti non produco per mesi. Non sono affezionato a qualche strumento in particolare, più che altro sono affezionato a determinati tipi di suoni, mi piacciono i suoni molto atmosferici.. quelli che fanno “viaggiare”, per intenderci.

Possiamo affermare che il tuo nome abbia iniziato a farsi notare ad un pubblico più ampio grazie ai lavori realizzati con Mezzosangue. Ci racconti com’ è nata questa collaborazione?

Mezzosangue l’ho conosciuto, se non sbaglio, nel 2013. Mi aveva contattato dopo aver sentito un beat sul mio SoundCloud che gli era piaciuto particolarmente. Gli ho fatto sentire altra roba e ci siamo gasati entrambi infatti poi ho iniziato a lavorare ai beat del suo album. Mi ricordo che quasi non ci credevo, avevo 17 anni e uno dei rapper che ascoltavo la mattina mentre andavo a scuola mi aveva contattato. Incredibile. Mi sono trovato sempre molto bene a lavorare con lui, è un ottima persona.

I fanatici del beat adorano il gossip: abbiamo letto nel tuo comunicato che ti sei distaccato da Glory Hole. Ti va di raccontarci anzitutto com’è nata la collaborazione e le cause che ne hanno messo fine?

In Glory Hole sono entrato nel 2014, assieme all’allora socio Kahiro, facendo uscire il nostro primo disco “Malatamente” sotto nome “Kahiro & Grabe”, appunto. Avevo già contatti con l’etichetta ma la collaborazione è nata quando dopo aver mandato il master del disco fui ricontattato con la proposta di entrare nel roster e far uscire il disco per Glory Hole. Nel 2016 ho fatto un altro disco assieme a Kahiro e con la new entry Franchetti, il disco si chiama “Posidonia”. È stata una bella esperienza. Ho deciso di uscirne per scelte personali, niente in particolare.

Adoriamo la musica strumentale, ma certi tuoi beats sono perfetti per essere rappati. Ci dici un emcee italiano e uno americano con cui ti piacerebbe collaborare?

Adoro anche io la musica strumentale e il mio obiettivo è di produrre principalmente quella. Per quanto riguarda gli mc con cui mi piacerebbe collaborare non ho le idee molto chiare per gli italiani, direi Fabri Fibra. Americani Travis Scott.

C’è un messaggio che credi sia fondamentale sottolineare per far conoscere a pieno la tua arte?

Non c’è un messaggio particolare. Le fonti di ispirazione cambiano costantemente e faccio quello da cui sono ispirato in quel momento. Il mio consiglio è di seguire l’istinto, la musica è libera e bisogna farla in maniera libera senza paletti, a seconda dell’ispirazione.

Certi che questa bella chiacchierata vi abbia dato un motivo in più per riassaporarvi Poème, ve lo riproponiamo augurandovi buon ascolto!

 

 

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Redazione

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