Three way intersection – Ave.to (Review)

Sono passati quasi 10 anni dalla release di un disco che ha cambiato il mio approccio al beatmaking.

Sono entrato in contatto con Three Way Intersection degli Ave.to perchè all’epoca seguivo appassionatamente il percorso artistico di Oddissee. Allora era un nome dell’underground, molto valido come emcee ma ancor più come beatmaker: io, ostile com’ero al commerciale, mi nutrivo di quella musica che ruotava intorno ad Oddisee, Kev Brown e il collettivo Low Budget.

Tanto appassionato da averli portati a suonare in ben due date in Italia…ma questo è un altro discorso, quello di un ragazzo di 20 anni che si trovava in macchina con quelli che allora erano i suoi idoli…bei tempi.

Oggi Amir è fondatore di Mello Music, una delle etichette più rinomate per quanto riguarda la scena hip hop americana, ma se fino al 2007 lo conoscevo per le sue strumentali volte al rap, nel 2008 è stato l’anno in cui mi ha fatto definitivamente capire che il beatmaking non va necessariamente a braccetto col rap, ma sta benissimo in piedi da solo.

 

 

Sicuramente Three Way Intersection ha avuto un ruolo fondamentale in questa mia presa di coscienza perchè, pur trattandosi di un album realizzato secondo i criteri di un beatmaker, vantava una notevole presenza di parti suonate, sia di fiati che di strumenti ad arco.

Sarebbe davvero curioso conoscere il processo creativo che ha portato alla nascita di un disco tanto completo, la maniera in cui il beatmaker si è relazionato ai musicisti (Unknown e Kolai, gli altri due componenti del gruppo) e viceversa. Viene da pensare che Oddisee abbia vestito il ruolo del maestro d’orchestra, stendendo il tappeto su cui lasciare improvvisare i musicisti, ma questa resta solo una supposizione. Potrebbe anche darsi che sia stato lui a costruire lo sfondo perfetto per le parti suonate che i musicisti gli sottoponevano..chissà?!

Quello che è chiaro è che quest’album si presenta come un mix consapevole di hip hop, jazz, trip hop e soul, che presenta nelle giuste parti l’utilizzo del loop come di molteplici variazioni melodiche e di atmosfera. Si tratta di un disco molto delicato – smooth, direbbero gli americani – e assolutamente studiato in ogni sua parte.

Le parti ritmiche sono sorprendentemente varie, ogni traccia ha una struttura a sé: quasi come un racconto, presentano intro che incuriosiscono per poi svilupparsi nelle più disparate possibilità musicali, in quello che viene da definire un climax.

Non mancano parti cantate, con la stessa delicatezza che contraddistingue il resto del disco. Brani come Sand To The Beach, o Glows Night accompagnano l’ascoltatore nell’apoteosi del relax, ma non vengono a mancare attimi di pura euforia – senza assolutamente perdere in classe – come accade in Future Funk.

 

 

Per quanto leggero e piacevole nell’ascolto, Three Way Intersection è un album davvero complesso per scriverne: si potrebbe stare ad analizzare le innumerevoli variazioni che presenta, legate ognuna a stati d’animo indotti dal trio.

Quello che consiglio vivamente è un ascolto consapevole del lavoro, così com’è stata consapevole la sua composizione: se stai leggendo quest’articolo, con tutta probabilità entrerà a far parte dei tuoi album preferiti.

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Zreticuli

Rapper, beatmaker e contadino. Sembra che l'idea di autosussistenza riesca a colmare in lui i vuoti lasciati da grossi...grossissimi problemi esistenziali. Oltre alla musica s'intende!

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